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Chi lo ha detto che chi dorme non piglia pesci?!

Quante volte abbiamo sentito che “chi dorme non piglia pesci”?…bhe secondo una ricerca tutta italiana pubblicata su Journal of Neuroscience, una nota rivista di neuroscienze, sembra essere vero l’esatto contrario! Infatti, è qui studiato, dimostrato e confermato quanto sia importante per il nostro cervello, ed in particolare per le nostre  capacità cognitive ed intellettive, dormire in modo sufficiente e regolare.

Nel nostro cervello esistono un particolare tipo di cellule note come cellule della glia, che hanno una notevole funzione di supporto ai neuroni, principali cellule cerebrali. Tale funzione di supporto garantisce la protezione dei neuroni dagli agenti patogeni, il loro mantenimento nel proprio posto riempiendo lo spazio tra un neurone e l’altro e la regolazione della quantità di importanti sostanze chimiche come il potassio, che giocano un ruolo essenziale nella chimica della comunicazione tra un neurone e l’altro. In particolare gli astrociti, si occupano proprio di rimodellare le connessioni tra neuroni regolandone la loro comunicazione, mentre le cellule della microglia scovano neuroni danneggiati ed agenti infettivi, eventualmente presenti nel nostro cervello, e che vanno neutralizzati al fine di preservarne la sua piena funzionalità.

In questa ricerca, è stato dimostrato come tutte queste cellule abbiano un’alterata attività in caso di deprivazione di sonno, andando addirittura a divorare, e quindi a distruggere gran parte delle connessioni neuronali. In particolare, si è visto che queste cellule risultano essere attive sul 13,5 % delle connessioni neuronali, in topi appartenenti al gruppo sperimentale in cui si mimava una deprivazione cronica di sonno (topi che non riposavano da 5 giorni di fila). Una percentuale che è pari a poco più del doppio, se confrontata con il 6% registrato invece nei topi che dormivano regolarmente.

Vi sono diversi studi precedenti, che dimostrano come l’alterata attività delle cellule della microglia, sia tratto essenziale di alcune patologie neurodegenerative, quali l’Alzheimer.

Pertanto la scoperta effettuata della ricerca in questione, potrebbe aiutare a comprendere il collegamento tra la quantità e la qualità del sonno e la suscettibilità allo sviluppo di patologie neurodegenerative.

Per saperne di più basta cliccare qui.

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